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PORTONI DEGLI STABILI

Milano

ANTE 2005

I PORTONI 

IL LORO RECUPERO COME ULTERIORE OCCASIONE DI VALORIZZARE L’EDIFICIO

All’interno del più generale discorso sul recupero delle facciate degli edifici, uno spazio particolare andrebbe riservato ai portoni . In molteplici occasioni sono state affrontate le numerose problematiche che ruotano attorno al recupero dei prospetti degli edifici : dalle tecniche di pulizia e consolidamento secondo i differenti materiali, ai sistemi di pitturazione e tinteggiature, fino ad esaminare casi o argomenti specifici quali ad esempio i sopralzi, i tetti, pluviali o impianti elettrici a vista. Nessuno però ha mai considerato il recupero dei portoni, e più ampiamente degli anditi d’ingresso, come parte integrante di questo generale discorso oppure come ulteriore occasione di valorizzazione di un prospetto e come atto conclusivo di un perfetto lavoro di rifacimento estetico. Dalle finestre, balconi e gronde dipende principalmente il carattere di un prospetto : il loro numero, forma e dimensione e disposizione obbediscono a precisi regolamenti ed ad alcuni ritmi tanto prestabiliti quanto subordinati alla scala urbana in cui si sviluppano e si accostano le facciate degli edifici. Soltanto agli accessi del piano terreno si lasciava un tempo la libertà di ribadire il prestigio di un palazzo o l’importanza di una struttura pubblica evadendo anche dagli schemi prefissati e compositivi.

Al portone è affidata la volontà di collegare lo spazio interno, privato, di un edificio a quello pubblico esterno : quando esso è aperto ci svela i cortili, gli anditi e la cosidetta faccia domestica ; quando esso e chiuso entra in stretto contatto con la tessitura della facciata dell’edificio che lo contiene legandosi automaticamente alla strada o piazza su cui prospetta. E’ soprattutto nel XIX secolo che si aprono i battenti dei grandi portoni fino a quel momento totalmente chiusi, compatti e talvolta chiodati per accentuare quel senso perduto di difesa. Il verde dei giardini diviene parte integrante della città, le vie cittadine diventano anche un luogo di passeggi ed al diffondersi di quel gusto francese delle “promenades” corrisponde una progressiva apertura degli ingressi dei palazzi che da quel momento faranno gran mostra dei loro androni, delle cancellate in ferro battuto e lavorato, delle vetrate dai brillanti colori che catturano, attirandolo, lo sguardo del passante. Inoltre ai portoni e ai portali è stato spesso affidato il compito di appesantire o di tagliare la compattezza compositiva del fronte costruito, rendendo più assonante oppure no il rapporto tra pieni e vuoti.

Per questi ed altri motivi ritengo che anche la tematica del recupero del portone, o meglio dell’immagine dell’ingresso all’edificio, possa rientrare a buon titolo nel progetto di recupero complessivo della facciata. Spesso nei continui rifacimenti esterni senza scrupoli che ancora oggi si continuano a fare, i portoni dei nostri palazzi subiscono vicende talvolta peggiori e quasi sempre anticipanti della futura sorte che toccherà alla stessa facciata che li contiene. L’alluminio anodizzato dai colori luccicanti ha fatto la parte del leone nei rifacimenti più frequenti. Grandi quantità di ferro e legno lavorato artigianalmente sono state sacrificate per questioni economiche e per il progressivo aumento dei posti auto nei cortili interni dei palazzi. La necessità di automatizzare i battenti, di dotarsi di citofono, del casellario della posta esterno sono alcuni tra i motivi che hanno decretato , e decretano tutt’ora, la sostituzione del vecchio portone con uno nuovo, più moderno ed adatto alle nuove e crescenti esigenze.Non proseguendo su questo aspetto del discorso lascio all’immaginazione di chi legge quale sorte hanno subito anche gli ingressi, l’androne e spesso le scale con l’introduzione di porte automatizzate, ascensori, ecc..

Graffiti, marmi e a volte anche affreschi sono stati coperti con tinteggiature uniformi per non affrontare recuperi troppo onerosi. Soltanto in questi ultimi anni, per le mutate condizioni della sensibilità della gente che è andata progressivamente aumentando, si cerca di rivalutare le parti comuni degli edifici in un clima di maggiore attenzione a ciò che si fa e nella consapevolezza di quello che invece è stato ormai fatto. Pertanto in questi anni stiamo assistendo a continui rifacimenti di portoni ed androni nel tentativo di riparare ai rifacimenti grossolani e cercando di recuperare un minimo d’immagine e di decoro perduti. A questo punto occorre sottolineare, però, che a volte si eccede in senso opposto introducendo decorazioni, marmi e rifiniture esagerate su ingressi di palazzi modesti che possono produrre effetti stucchevoli e inadatti all’estetica o l’architettura del contesto dell’edificio. Perciò è importante raggiungere un giusto compromesso eseguendo sia degli interventi che seppur modesti sappiano recuperare ogni segno e dettaglio dell’esistente sia interventi più decisi che sappiano ridare lustro e rappresentatività all’edificio che l’ha perduto.