• Restauro Palazzo Cova
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Restauro Palazzo Cova

3000 mq.

Milano

2003, 2004

Stabile di Via Carducci 36 a Milano

Destinazione: residenziale

Committente : Condominio di Via Carducci 36

Incarico assolto:

Progettazione preliminare, comunale ed esecutiva

Capitolati e contratti

Direzione lavori e collaudo

Coordinamento della sicurezza

 

Intervento pubblicato su Facciate Materiali & Tecnologie n.2/2003

 

Questo palazzo , edificato in una delle zone più centrali di Milano, tra il Castello Sforzesco e la piazza S.Ambrogio, fu commissionato da Novalinda Viviani Cova e realizzato con alcune modifiche rispetto al progetto presentato dall’Arch. Adolfo Coppedè il 01.02.1910. Situato all’incrocio delle due vie questo edificio è contraddistinto da una costruzione a forma di torre di cinque piani e da un’architettura chiaramente ispirata all’eclettico tono neo-medievale dei castelli del fratello progettista Gino Coppedè . Il suo segno però, assai più marcato e pesante, conferisce a tutta la struttura una corposa dimensione volumetrica che non lascia spazio alle fantasiose ed azzardate combinazioni tipiche delle realizzazioni del più famoso fratello. Ma rispetto all’opera degli altri architetti più simili, come Giuseppe Mancini e appunto Giulio Ulisse Arata, i Coppedè caratterizzano i loro edifici con particolari minuziosi e abbondanti decorazioni . Uno degli aspetti più caratterizzanti è la ricchezza e la varietà degli elementi di sporto accentuando caratteri individualistici ed unici, non certo ripetibili su vasta scala, che fanno di ogni loro edificio una sorta di pezzo unico ed eccezionale.  La sua posizione determina un’accurata decorazione di entrambe le due facciate che risultano egualmente rifinite e una particolare cura della zona d’angolo che risulta impreziosita da un bellissimo loggiato sporgente e copertura spiovente sovrastante il piano terreno adibito a negozi. Il rivestimento a bugnato arriva fino alla cornice di primo piano poi il rivestimento del resto del paramento architettonico prosegue con il mattone rosso, ad eccezione della parte ad intonaco proprio nella loggia d’angolo. Elementi in finta pietra si trovano nelle ali del quarto piano anch’esse protette da tetto spiovente con copertura in coppi e travature portanti in legno squadrato. Altri elementi decorativi sono realizzati in amalgama cementizio bianco come le profilature degli archi attorno alle finestre e dei merli, le colonnine ed i trafori delle balaustre, i doccioni , le caditoie della torre che risulta impostata a partire dal quarto livello sul lato di Via San Vittore. La costruzione dell’edificio viene affidata all’impresa Luigi Arienti che già collaborava con l’Arch. Adolfo Coppedè e nel 1915 viene rilasciata l’abitabilità per il piano aggiunto. Attualmente il palazzo si presenta con un ulteriore e recente sopraelevazione in corrispondenza del lato di Via Carducci che non è stata oggetto d’intervento.

Quando la manutenzione diventa restauro conservativo. Pulitura, consolidamento e protezione rappresentano l’insieme degli interventi che sono stati effettuati su questo importante palazzo privato milanese , tra i più rappresentativi del periodo dell’architettura eclettica del primo novecento italiano, che possono essere compresi nell’accezione della manutenzione ordinaria. La semplice ma attenta pulitura con sistemi assolutamente rispettosi di tutti i materiali esistenti, il consolidamento limitato solo dove strettamente necessario, la ricostruzione delle sole parti rimosse perché realizzate con materiali non idonei a preservarne la conservazione , la messa in sicurezza delle situazioni inaffidabili di alcuni sporti ed infine nell’indispensabile protezione finale dei materiali rappresentano l’insieme delle operazioni tecniche eseguite in questo intervento di manutenzione e conservazione

L’intervento sui laterizi faccia a vista. Il paramento esterno “faccia a vista” è ottenuto dall’accostamento dei classici mattoni da costruzione posati in opera con giunti regolari di malta. Per cui la cause che determinano il loro degrado riguardano i due materiali distinti : i laterizi e la malta. Tenendo presente i due tipi di degrado comuni, cioè quello di tipo chimico (dovuto all’atmosfera inquinata ed all’umidità) e quello di tipo fisico con il manifestarsi di fratture, esfoliazioni, sgretolamenti, si possono verificare fenomeni accompagnati di degrado delle malte di giunzione e di allettamento al supporto. Nel caso in esame è stata effettuato un primo intervento di pulitura con acqua nebulizzata, secondo tempi e modalità in relazione allo sporco da rimuovere nelle diverse zone, e successiva spazzolatura generale. Un secondo intervento di ricostruzione di parti mancanti per impedire l’infiltrazione di acqua piovana e di stilatura dei giunti rimuovendo quelli non idonei effettuate con malte cementizie e sostituiti con nuove malte a base di grassello di calce. La protezione dei laterizi è stata ottenuta attraverso l’applicazione di un prodotto a base di organosilossani.

L’intervento sulle superfici lapidee.Analogamente a quanto effettuato sulle parti a mattone, le superfici lapidee esistenti a formare la zoccolatura a bugnato dell’edificio sono state ripulite con acqua deionizzata nebulizzata. Sebbene ci fossero presenti alcune esfoliazioni è stato deciso di non effettuare un trattamento preconsolidante delle superfici prima della pulitura perché ciò avrebbe ulteriormente fissato lo sporco rendendo più difficoltosa la sua rimozione con sicura perdita di materiale. Numerose stuccature sono state effettuate tra le lastre nel controllo dei giunti di accosto sempre con idonei impasti a base calce. L’applicazione di idoneo protettivo finale ha interessato tutte le superfici della zoccolatura, mentre le parti più basse sono state interessate anche da un intervento ulteriore di protezione con sistema antigraffiti per monumenti a base di un emulsione acquosa di polimeri paraffinici .

L’intervento sulle superfici a cemento decorativo.Dando per scontato che l’approccio fondamentale che deve essere adottato nel caso del recupero dei cementi decorativi, soprattutto quelli del periodo liberty, è simile a quello delle facciate lapidee, cioè quindi impegnarsi per mantenere l’aspetto originale dei manufatti scartando a priori qualsiasi soluzione di pitture uniformanti e coprenti, le superfici esistenti sono state ripulite con una leggerissima idrosabbiatura umida a pressione controllata con inerti di granulometria e durezza differenziata in relazione al tipo di superficie ed allo sporco da rimuovere . Alcune parti gravemente lesionate, in fase di sgretolamento o di distacco sono state rimesse in sicurezza integrando alcune parti mancanti mediante malte sempre a base calce e inerti simili e compatibili con gli originali, ancorandole con reti, perni e morsettature. Data la perfetta somiglianza all’originale raggiunta dalla ricostruzioni, sia morfologicamente che matericamente, è stato deciso di dare riconoscibilità alle parti aggiunte attraverso una lavorazione superficiale leggermente diversa da quella originale. Importante cura è stata data a quella zona sul lato della via Carducci in cui esiste un rivestimento di facciata in cemento che fintamente rievoca l’immagine delle lastre lapidee. In questo caso le stuccature e la ripresa di parti inaffidabili o crepe e fessurazioni sono state eseguite ricreando le specifiche colorazioni degli impasti di cemento utilizzati originariamente.