• Castello di Miasino (NO)
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Castello di Miasino (NO)

Miasino (NO)

2018

CONCORSO DI PROGETTAZIONE INTERVENTO DI RIQUALIFICAZIONE ARCHITETTONICA, IMPIANTISTICA E ADEGUAMENTO NORMATIVO DEL COMPENDIO IMMOBILIARE DEL CASTELLO DI MIASINO (NO)

 PROGETTO 6° CLASSIFICATO

 

RELAZIONE TECNICO ILLUSTRATIVA DEL PROGETTO

Premessa

Questa residenza eclettica di fine Ottocento, costruita architettonicamente somigliante  ad un castello, confiscata da anni alla malavita e definitivamente divenuta di proprietà della Regione Piemonte, si trova all’interno di un parco con piante secolari di oltre quattro ettari in posizione dominante sulle alture del  Lago D’Orta a Miasino, e dovrà essere aperta all’utilizzo pubblico attraverso un attento progetto di riutilizzo sociale il cui successo dipenderà fondamentalmente sulla propria sostenibilità economica.

Un bene dalle grandi potenzialità perché caratterizzato da diverse vocazioni: in primis quella turistico ricettiva, oggi in forte sviluppo per tutto il territorio circostante, ma anche d’interesse culturale da valorizzare sul territorio con le reti locali e soprattutto educativa e simbolica in quanto bene confiscato alla malavita e per questo suo distintivo  aspetto anche una risorsa economica da sfruttare adeguatamente per accrescere la cultura della legalità e creare nuove opportunità di sviluppo e di lavoro incentivando l’occupazione giovanile e di persone svantaggiate in attività sociali al servizio del territorio. Un riuso che potrà avvenire su tre ambiti: quello culturale e turistico ricettivo ma anche ludico-ricreativo che comprenda attività didattiche, educative, aventi rilevanza sociale promuovendo incontri e partecipazione attiva della cittadinanza su percorsi di sviluppo.

 Stato di fatto

Questa villa eclettica, conosciuta da tutti come il Castello di Miasino per la sua architettura fortificata, è stata edificata tra il 1867 e il 1889 dal marchese Paolo Solaroli su progetto di Eugenio Linati ed ha una pianta asimmetrica caratterizzata da una torre d’angolo sporgente in alzato affiancata da una torretta cilindrica cuspidata a cui si accede attraverso una scala interna a chiocciola. Il corpo dell’edificio, che dispone di piano seminterrato, piano terreno, primo piano e sottotetto, presenta alla sommità un motivo di finti beccatelli reggenti un parapetto traforato. Effetti cromatici contraddistinguono le facciate, realizzate con pietre di diverso colore e natura: granito grigio per il basamento; granito rosa di Baveno e granito porfiroide della Valganna per le parti sovrastanti; botticino levigato per le finiture esterne e i contorni delle finestre. Le decorazioni interne della dimora sono opera di Francesco Lieti. La sala padronale ha pavimenti in legno pregiato. Un soffitto a cassettoni decorato dal Coro degli Angeli del Bertelli (1884) caratterizza la sala omonima. Una statua in sasso raffigurante santa Sofia accoglie i visitatori nella sala d’ingresso .

  R-I-U-S-I-A-M-O il castello di Miasino

Il progetto di riqualificazione

DESCRIZIONE DELLA SOLUZIONE PROGETTUALE PROPOSTA

L’intervento di riqualificazione del complesso prevede la risistemazione delle aree esterne e il restauro dell’edificio con la filosofica del “minimo intervento” volto a non pregiudicare l’edificio storico, alla sostenibilità e alla manutenibilità con soluzioni specifiche per minimizzare i costi grazie anche all’ utilizzo di energie rinnovabili e a materiali ecocompatibili.

Per l’edificio storico si prevede, a seguito di una scrupolosa indagine storica, un rilievo dettagliato dello stato di fatto e materico per poter definire esattamente lo stato di conservazione dei materiali delle facciate e degli spazi interni prevedendo idonea metodologia di restauro di tutti gli apparati decorativi presenti. A seguito di queste indagini si potranno eliminare le superfetazioni (quali la copertura esistente  della scala B e il solaio del sottotetto del secondo piano ) realizzati in tempi recenti, riconfigurata la quota originale si prevede inoltre la realizzazione di una veranda bioclimatica per poter usufruire degli spazi  anche nei periodi invernali. e collegare  in maniera diretta il secondo piano le scelte progettuali adottate per garantire il rispetto della normativa vigente per gli edifici ad utilizzo pubblico in merito all’accessibilità e al benessere termoigrometrico, hanno privilegiato la scelta di soluzioni sostenibili con l’utilizzo di materiali tecnologici che garantiscono un risparmio energetico e una riduzione dei costi di gestione , ma allo stesso tempo hanno un basso impatto sul bene monumentale, preservandone le caratteristiche originali.

L’eliminazione delle superfetazioni (solaio quota 12,00 ) per garantire l’accesso diretto al piano secondo ( da cui attualmente si accede solo dalla scala B permetterà la creazione di un nuovo terrazzo in piano che potrà essere verandato con una nuova struttura ad alto rendimento energetico con vetro fotovoltaico trasparente che avrà funzione di serra bioclimatica,

questo permetterà l’utilizzo della terrazza come bar/ sala colazioni/ristorante a servizio dell’attività alberghiera anche nel periodo invernale e allo stesso tempo produrrà energia.

Gli infissi originali saranno restaurati ed al loro interno saranno inseriti vetro bassi emissivi. Per il sistema di condizionamento, non potendo demolire la pregiata pavimentazione e al fine di preservare l’integrità assoluta anche visiva dei cassettonati o degli apparati decorativi a soffitto, si prevedono soluzioni studiate caso per caso. Per l’eliminazione delle barriere architettoniche oltre la rampa di accesso al piano seminterrato sarà realizzato un nuovo ascensore antincendio oleodinamico alimentato ad energia rinnovabile posizionato in maniera da essere efficiente e facilmente raggiungibile servendo tutti i livelli e invisibile dall’esterno non pregiudicando l’estetica del  bene storico anche sotto il punto di vista costruttivo per le ridotte demolizioni necessarie.

COLLEGAMENTI FUNZIONALI TRA LE STRUTTURE DEL COMPLESSO

Il progetto di rifunzionalizzazione del Castello di Miasino non si limita al solo edificio storico ma coinvolge necessariamente tutte le strutture che sono presenti all’interno della proprietà per renderle funzionali alla gestione del complesso stesso nell’ottica della moderna sostenibilità attraverso bassi costi di gestione e una più efficace funzionalità anche nei collegamenti.

Per tutte le aree esterne quindi si prevedono interventi di riconfigurazione dei camminamenti, delle aree pedonali e quelle limitate carrabili, introducendo nuovi manti di superficie e una nuova illuminazione generale a Led con moderni apparecchi ad alimentazione solare.

Le strutture sportive esistenti, ormai obsolete e totalmente da rifare, che non avrebbero più senso per la nuova funzione sociale del complesso perchè non produrrebbero un introito sufficiente neanche per la loro semplice  manutenzione, vengono dismesse definitivamente e riconvertite con un minimo costo in due nuove funzionalità ecocompatibili:

  • lo sazio della piscina sarà trasformato e leggermente ampliato per realizzare un nuovo biolago perfettamente integrato nel territorio con vegetazione autoctona ed annesso impianto vegetale di fitodepurazione, che permette di non avere costi di gestione;
  • lo spazio del campo da tennis verrà trasformato in un moderno orto botanico di coltivazione di prodotti compatibili a km.0 da utilizzare per la ristorazione e la trasformazione che si potrà attuare attraverso la cucina, il catering ed i laboratori gastronomici ipotizzabili.

L’introduzione della nuova area coltivabile e del nuovo biolago andranno a completare la proposta didattica  con nuovi percorsi botanici da sviluppare nel giardino basso.

Nei pressi dell’accesso principale sarà creato un nuovo parcheggio a raso, poco invasivo e integrato sia nei materiali che nelle sue dimensioni al fine di recuperare tutto lo spazio chiuso attualmente a box per disporre di uno spazio a magazzino per tutto il complesso recuperato.

Mantenendo ben presenti i principi guida alla progettazione del riuso di questo bene, cioè la sua valenza sociale, l’economicità degli interventi in relazione alla loro manutenibilità nel tempo, l’efficienza energetica e l’adeguamento normativo, le destinazioni funzionali dei vari piani della struttura sono così riassumibili:

  • al piano interrato sono previste le destinazioni d’uso legate alla didattica di laboratorio in evoluzione (ad esempio di tipo gastronomico) e quindi spazi dedicati alla cucina a al catering, nonché di trasformazione derivati e spazi per la lavanderia;
  • al piano rialzato le destinazioni d’uso legate alla ristorazione, catering, convegni, spazi espositivi nonché di servizio accoglienza ospiti;
  • al piano primo la destinazione d’uso prevista è quella turistico/ricettiva con la riprogettazione delle camere di accoglienza ospiti;
  • al piano secondo sono previste le destinazioni d’uso legate all’accoglienza turistica con alcune nuove camere e la nuova struttura a vetro a formazione dello spazio polivalente;
  • al piano terzo ancora nuove camere dedicate all’ accoglienza turistico/ricettiva portando il numero complessivo a 9 camere doppie assimilando l’attività prevista a quella alberghiera ma rimanendo al disotto del limite normativo imposto dei 25 posti letto.

Ai corpi accessori vengono assegnate le seguenti destinazioni d’uso:

  • info point ed accoglienza visitatori nella casa ex custode;
  • laboratori didattici e di lavorazione prodotti nelle vecchie serre esistenti recuperate;
  • spazi didattici dedicato alla coltivazione (orto) al posto del vecchio campo da tennis;
  • nuovo bio-lago con sistema di fitodepurazione al posto della piscina.

L’intervento generale di miglioramento dell’efficientamento energetico diventa fondamentale per la sostenibilità dell’intero progetto e prevede la riduzione dei costi per l’approvvigionamento energetico, il miglioramento della sostenibilità ambientale nella scelta e nell’utilizzo di tali fonti perseguendo gli obbiettivi di eliminazione degli sprechi migliorando i servizi di confort. Un nuovo impianto fotovoltaico di almeno 30 kwp è previsto in copertura ai box e ai corpi accessori delle serre a formare un unico insieme tecnologico di almeno mq.250/300 dimensionato per far fronte alle nuove richieste di energia elettrica e pulita ipotizzando nuovi macchinari per: le cucine (forni, frigo, abbattitore, lavastoviglie, cappe, piastre),  per la lavanderia (stiro, asciugatrici, lavatrici), per il nuovo ascensore, per  il nuovo confort termico (nuovo impianto VMC con rinnovo d’aria primaria, controllo umidità e climatizzazione dei locali, UTA di ultima generazione con recuperatori di calore + roof top) per l’ illuminazione interna ed esterna a led, per almeno n.3 boiler in pompa di calore uno per piano di almeno l.1300 di accumulo, interfacciati con il solare termico (in copertura per almeno il 60% del fabbisogno) e caldaia a condensazione che produrrà acqua calda sanitaria che acqua calda per riscaldamento.

Il progetto di rifunzionalizzazione prevede la realizzazione di laboratori di cucina negli spazi esistenti al piano seminterrato con accesso diretto al piano e indipendente rispetto al piano rialzato. Uno spazio di cucina dedicato espressamente al catering ed alla ristorazione compatibile con gli spazi espositivi del piano superiore.

Tutto il primo livello, di piano rialzato, sarà completamente adibito all’attività di accoglienza, potrà ospitare eventi di vario genere che spaziano da conferenze e convegni, mostre ed esposizioni, eventi stampa pubblici e privati, cerimonie private e location temporanee, concerti anche sfruttando gli spazi della terrazza esistente sul retro . Al fine di garantire la preservazione integrale dei materiali esistenti e valorizzare il bene tutelato, non  sarà previsto alcun interventi invasivo di trasformazione dei locali  se non in quelli ad oggi adibiti a cucina , già ampiamente rimaneggiati, dove verranno collocati e ridefiniti i bagni idonei al servizio delle nuove funzioni.

Il primo , il secondo ed il terzo piano saranno adibiti esclusivamente all’attività turistico/ricettiva di tipo alberghiero o di servizio agli eventi che verranno organizzati collocando le nuove camere per l’ospitalità, tutte con servizi interni secondo gli standard più moderni, e tutte le funzioni necessarie in maniera da separare i flussi di utenza del piano terra rendendo questa parte  della struttura assolutamente riservata ed indipendente.

Il piano terzo è quello che subirà il maggior numero d’interventi edilizi per renderlo idoneo alle nuove funzionalità valorizzando il bene stesso. Qui saranno collocate le due ultime e più panoramiche camere ospiti nonché una nuova struttura di veranda bioclimatica, totalmente con vetrate termoisolate e fotovoltaiche per la produzione di energia pulita. Parte della copertura sarà apribile elettricamente e a questo livello si giungerà con il nuovo ascensore che al piano avrà un vano corsa trasparente totalmente realizzato in vetro. Lo spazio del preesistente terrazzo di secondo piano (ora chiuso da un solaio e ripostiglio a sottotetto aggiunti in epoche recenti)  tornerà a vivere con le nuove funzioni legate all’ospitalità e godere della sua panoramicità della quota in cui si trova coinvolgendo anche lo spazio interno della torre e del terrazzo belvedere superiore che sarà raggiunto attraverso la valorizzazione della caratteristica scala a chiocciola originale e contenuta all’interno della muratura storica.

La struttura delle vecchie serre e dei box adiacenti sarà ristrutturato come se parti di un unico complesso la cui copertura piana (nel caso dei box) e inclinata per le sere sarà riqualificata a nuovo impianto fotovoltaico la cui dimensione è calcolata in funzione delle nuove esigenze di energia che la riqualificazione dell’intero complesso storico necessita per la sua sosttenibilità. Le vecchie sere saranno adibite a futuri laboratori didattici, artigianali e di trasformazione  dei derivati con open space flessibili a servizio delle attività del nuovo gestore.

La casa ex custode diverrà il nuovo “Info-Point” di accettazione, informazione e accoglienza dell’ospite  visitatore, seconda la moderna concezione di spazi simili,  indirizzandolo alle funzioni che saranno presenti all’interno della proprietà. L’intervento previsto sarà quello dell’abbattimento delle barriere architettoniche esistenti, di creare un modesto ufficio informativo dotato di ogni specifictà necessaria per la sua funzione e un piccolo magazzino al piano interrato

Accessibilità e adeguamento normativo sul superamento barriere architettoniche

Il tema dell’accessibilità è senza dubbio uno dei più determinanti dal punto di vista della vivibilità degli spazi costruiti e costituisce dunque una essenziale caratteristica qualitativa dell’immobile e delle sue attrezzature. Tutto ciò vale, a maggior ragione, per gli immobili di interesse culturale, in quanto gli stessi rappresentano generalmente luoghi della memoria o “spazi preziosi” per la collettività, da utilizzarsi per attività ed eventi che devono comunque risultare accessibili ed “accoglienti” per tutti, trasformando così i vincoli in opportunità di partecipazione. Per la maggior parte dei progettisti il superamento delle barriere architettoniche è semplicemente un obbligo normativo; gli interventi che ne conseguono risultano nella maggior parte dei casi incoerenti e appariscenti, oltre che limitati alla progettazione di “rampe” e “servizi igienici per handicappati” in quanto condizionati dallo stereotipo dell’individuo disabile visto unicamente come una persona su sedia a ruote. Il concetto di persona con disabilità è, invece, molto più ampio e comprende chiunque, in maniera permanente o temporanea, si trovi ad avere delle difficoltà nei movimenti (cardiopatici, donne in gravidanza, persone con passeggino, individui convalescenti o con un’ingessatura agli arti, obesi, anziani, bambini, ecc.) o nelle percezioni sensoriali (ciechi e ipovedenti, sordi e ipoacusici), nonché, le persone con difficoltà cognitive o psicologiche. L’attenzione viene così spostata dalla disabilità della persona all’ambiente, che può presentare delle barriere, creando così l’eventuale handicap, o, viceversa, dei facilitatori ambientali che annullano le limitazioni e favoriscono la piena partecipazione sociale. Il concetto di barriera architettonica è, quindi, molto più esteso e articolato di quanto può apparire a prima vista e comprende elementi della più svariata natura, che possono essere causa di limitazioni percettive, oltre che fisiche, o particolari conformazioni degli oggetti e dei luoghi che possono risultare fonte di disorientamento, di affaticamento, di disagio o di pericolo. Sono quindi barriere architettoniche non solo i gradini o i passaggi troppo angusti, ma anche i percorsi con pavimentazione sdrucciolevole, irregolare o sconnessa, le scale prive di corrimano, le rampe con forte pendenza o troppo lunghe, i luoghi d’attesa privi di sistemi di seduta o di protezione dagli agenti atmosferici se all’aperto, i terminali degli impianti posizionati troppo in alto o troppo in basso, la mancanza di indicazioni che favoriscano l’orientamento o l’individuazione delle fonti di pericolo, ecc. Molto importante è anche il principio, richiamato più volte nella definizione normativa, che le barriere architettoniche sono un ostacolo per “chiunque”, quindi non solo per particolari categorie di persone in condizioni di disabilità, ma per tutti i potenziali fruitori di un bene. Diventa, quindi, fondamentale analizzare le esigenze non solo di eventuali utenti esterni, ma anche di tutti coloro che per i più svariati motivi si trovano a dover utilizzare spazi non prettamente frequentati dal pubblico.

Il caso della rampa ben visibile e proposta nel progetto all’esterno dell’immobile per assolvere al salto di quota esistente tra il piano di arrivo del visitatore e l’ingresso al piano interrato sarà sicuramente un manufatto provvisionale e removibile, come raccomandato per gli immobili storici,  cioè progettato come  soluzione reversibile,  ma chiaramente evidenziato anche con materiali contemporanei (attraverso un attenta differenziazione cromatica) ricordandosi che non si debba necessariamente perseguire un mimetismo estremo che rischia di rendere le opere poco fruibili e meno sicure, perchè l’accessibilità deve essere riconosciuta non solo come una “qualità aggiunta e raggiunta” come anche come “qualità funzionale” che restituisce al progettista un ruolo sociale oltre che tecnico e  creativo.

L’introduzione di un nuovo ascensore oleodinamico a norma disabili sul lato destro dell’ingresso al piano interrato segue l’intendimento di rendere generalizzata la fruizione su tutti i livelli della struttura ma allo stesso tempo di mitigare il suo impatto costruttivo riducendo al minimo le demolizioni di materia storica. La sua visibilità esterna è nulla perché il vano sarà totalmente contenuto all’interno della volumetria esistente e servirà tutti i livelli considerati.

La distribuzione delle funzioni è stata progettata riducendo al minimo indispensabile i corridoi ed i disimpegni per favorire la massima accessibilità da parte delle persone disabili e di tutti . 

Il progetto di riqualificazione R-I-U-S-I-A-M-O si fonda sui due principi di “restauro” e “riuso sociale sostenibile”.

Per quanto concerne il restauro architettonico, il progetto esecutivo sarà ispirato ai principi condivisi dalla moderna cultura del Restauro. Tenendo conto della definizione del Codice dei beni culturali che, all’art. 29, precisa che per restauro si intende l’intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all’integrità materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali, i criteri che saranno rispettati e che guideranno l’azione della progettazione esecutiva consisteranno nel minimo intervento, nella distinguibilità, nel rispetto dell’istanza storico-estetica e dell’autenticità, nella compatibilità fisico-chimica dei materiali da impiegare, nella auspicabile reversibilità degli interventi.  Uno specifico studio sarà rivolto al rapporto tra l’edificio ed il suo rapporto con il contesto, così da verificarne ed esaltarne tutte le potenziali valenze atte ad innescare un processo di integrazione con il contesto, con l’attuale progetto di valorizzazione del parco e il confronto con il complesso edilizio in cui si trova con particolare attenzione agli aspetti cromatici, di finitura e di dettaglio che possano contribuire ad esaltare il particolare valore plastico. Vedremo di seguito le modalità di perseguimento degli obbiettivi del progetto tecnico del restauro sull’immobile.

Per quanto concerne il riuso sociale sostenibileil progetto s’ispira essenzialmente sulla flessibilità di utilizzo degli spazi interni al fine di permettere nella massima versatilità, economicità e funzionalità nell’utilizzo della struttura da parte delle attività concesse al futuro gestore. Una rifunzionalizzazione perseguibile attraverso interventi minimali per avere costi accettabili e tempi brevi. Interventi minimi essenzialmente rivolti all’adeguamento normativo in merito all’accessibilità e alla prevenzione incendi, alla riqualificazione ed adeguamento impiantistico, alla messa in sicurezza delle strutture.

L’obbiettivo di pubblico interesse del riuso sociale dell’immobile sarà perseguito attraverso la   promozione di eventi e manifestazioni culturali, mostre e convegni o location temporanee, attività didattiche, educative e ludico ricreative per i più giovani, promuovendo laboratori di gastronomia, artigianali, ecc.. ed anche altre attività turistico/culturali che possano altresì permettere l’inserimento lavorativo di giovani, persone svantaggiate e/o escluse dal mercato del lavoro alle migliori condizioni economiche possibili attraverso lo stretto legame con il territorio e con le istituzioni pubbliche e private esistenti.

MODALITA’ DI PERSEGUIMENTO DEGLI OBBIETTIVI DEL PROGETTO DI RESTAURO

Nella fase preliminare della progettazione definitiva, sarà necessario procedere ad una verifica puntuale dei rilievi esistenti nel progetto preliminare ed aggiornarli applicando tecniche di fotogrammetria digitale, nonché compiere una serie di accertamenti integrativi puntuali.

Approfondimento ed esecuzione di rilievi strumentali esterni dell’immobile ai fini dell’ottenimento di rappresentazioni orto/fotopiano in cui siano rappresentati tutti i materiali esistenti e rilevazione del degrado mediante mappature tematiche (lessico Normal UNI – 11182/2006).

Per raggiungere l’obiettivo prioritario del recupero dell’immobile nella progettazione esecutiva saranno adottati i criteri propri del restauro, già segnalati in precedenza. In tal senso, saranno salvaguardati i valori autentici della fabbrica e impiegate tecniche che garantiscano il rispetto dei principi sopracitati, operando, ai fini sismici, con il miglioramento strutturale. Il progetto del restauro del complesso architettonico sarà sviluppato secondo la metodologia acquisita nel settore, ovvero si articolerà in una serie di fasi che vanno dalla conoscenza alla individuazione degli interventi. La conoscenza del complesso storico è la prima e fondamentale fase di approccio alla fabbrica ed alle sue pertinenze; si tratta di acquisire tutti i dati inerenti la consistenza immobiliare, i caratteri tipologici e morfologici, le caratteristiche dimensionali, gli schemi statici e gli elementi costruttivi, il quadro fessurativo e i fenomeni di degrado superficiale, al fine di determinare la diagnosi dei dissesti e del degrado. Fondamentale è anche l’analisi dei caratteri storico-architettonici del complesso, da sviluppare attraverso indagini storico-bibliografiche, storico-archivistiche, estese anche al contesto urbano nel quale il compendio è ubicato. Obiettivo dell’analisi storica è quello di individuare tutte le stratificazioni subite dal complesso, ovvero le evoluzioni subite dall’epoca della sua costruzione all’attualità Per quanto concerne l’analisi dei fenomeni di degrado degli intonaci e delle malte , per la scelta dei successivi materiali da impiegare, laddove necessari, saranno utili l’esame al microscopio stereoscopico, l’analisi mineralogica per diffrattometria ai raggi x, l’analisi porosimetrica ; per le tinteggiature, invece, l’analisi stratigrafica in sezione lucida al microscopio ottico in luce riflessa, la microanalisi chimica per via umida e strumentale, test di solubilità e colorazione specifica, analisi al microscopio elettronico a scansione, analisi all’infrarosso. Si tratta di analisi che risultano utili, sulla base delle diverse forme e tipologie di degrado definite dalle Raccomandazione NORMAL a determinare nelle successive fasi gli interventi più efficaci e rispettosi dei valori da conservare. A conclusione della fase descritta sarà possibile sviluppare la fase progettuale, sulla base di appropriate e specifiche scelte metodologiche, con l’individuazione degli interventi necessari a:

– eliminare eventuali aggiunte prive di valore;

– ristabilire situazioni di equilibrio strutturale e ripristinare elementi strutturali originari;

– eliminare le forme di degrado materico;

– restaurare gli elementi di valore architettonico, esaltandone le stratificazioni;

saranno individuate nel dettaglio tutte le rimozioni di elementi incongrui, ovvero di tutte quelle aggiunte senza qualità che ne impediscono la leggibilità , di aggiunte e superfetazioni, nonché delle finiture . Per tutti gli elementi costruttivi e di finitura occorrerà puntualmente definirne la natura storica e stratificata, per consentirne il recupero. I criteri fondamentali del restauro impongono di perseguire obiettivi conservativi nei confronti dei documenti di cultura materiale: dunque, la progettazione esecutiva prevederà il restauro di tutto quanto presenta valenza storica ed il ripristino, ove necessario, di elementi perduti. Ad esempio, per gli intonaci, sono da conservare quelli storici tramite consolidamento degli stessi, e sono da integrare le parti mancanti, da considerarsi lacune, con malte di tipo tradizionale, rispettando il criterio della distinguibilità. Scelte progettuali ed esecutive dovranno essere sottoposte al parere della competente Soprintendenza come quelle specifiche di prevedere tramezzature interne del tipo a secco dei nuovi bagni e delle nuove camere al fine di preservare le volte a soffitto esistenti, il restauro delle pavimentazioni lignee ed in graniglia esistenti (vedi tavole), il rifacimento dei serramenti con tipo in legno come gli esistenti, il restauro dei soffitti a cassettoni in legno dove esistenti eliminando i controsoffitti applicati, il recupero delle porte esistenti magari anche ricollocandole.

Il carattere storico-monumentale dell’edificio oggetto di intervento porta alla necessità di attenersi alle prescrizioni indicate nella Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 febbraio 2011 che prevedono interventi di miglioramento, riparazioni ed interventi locali per i beni culturali tutelati, precisando che:  “…con il termine di miglioramento si deve intendere l’esecuzione di opere in grado di far conseguire all’edificio un maggior grado di sicurezza rispetto alle condizioni attuali, con un livello di protezione sismica non necessariamente uguale a quello previsto per l’adeguamento delle costruzioni. Riparazioni o interventi locali interessano invece porzioni limitate della costruzione, e devono essere soggetti a verifiche locali; nel caso dei beni tutelati è comunque richiesta una valutazione della sicurezza complessiva, in forma semplificata, in modo da certificare che non siano peggiorate le condizioni di sicurezza preesistenti”.

L’analisi strutturale della costruzione, da sviluppare in fase di progettazione esecutiva, partirà dalle ipotesi già formulate in sede di progetto definitivo ma integrerà il quadro informativo preesistente con sondaggi ed indagini conoscitive sui materiali, la loro tessitura, resistenza e grado di danneggiamento. L’insieme di notizie così delineate permetterà di creare una modellazione dell’intero fabbricato più aderente alla realtà dell’opera e di eseguire le verifiche con i parametri più affini all’esistente. Prendendo le mosse dal progetto definitivo, la fase di approfondimento del progetto esecutivo sarà mirata alla realizzazione di un’analisi di vulnerabilità sismica, volta a determinare il grado di sicurezza del manufatto.

IN CONCLUSIONE

Il progetto R-I-U-S-I-A-M-O intende minimizzare l’impatto degli interventi di adeguamento normativo dovuto alla nuova rifunzionalizzazione del bene secondo un approccio metodologico volto a privilegiare la sostenibilità ambientale delle tecniche e dei materiali proposti.

Un progetto semplice ma funzionale che massimizza i costi/benefici perché particolarmente attento all’economicità gestionale del bene rendendolo di fatto realizzabile e perfettamente sostenibile.

L’attenzione verso soluzioni eco-compatibili come il biolago, la fitodepurazione, l’orto botanico, la produzione di energia pulita attraverso il fotovoltaico, il risparmio energetico con soluzioni impiantistiche moderne (illuminazione a led, riscaldamento non a gas) rendono questo progetto perfettamente rispondente agli obbiettivi prefissati dal suo utilizzo pubblico e sociale.

L’articolazione dell’intervento progettuale inoltre può essere facilmente attuabile anche per fasi successive perché perfettamente compatibili e frazionabili nel tempo secondo le necessità e le disponibilità finanziarie. Gli aspetti relazionali con il territorio circostante possono essere infine notevolmente ampliati a quelli già ipotizzati perché il progetto permetterebbe di coinvolgere sia  la vocazione gastronomica storica del territorio del Lago d’Orta, che con le sue scuole alberghiere che hanno prodotto cuochi di fama internazionale, nonché la vocazione di design industriale sulle rubinetterie dalla storia antichissima permettendo la partecipazione delle numerose aziende ancora presenti alla riqualificazione della parte idraulica e dei bagni dell’intero l’edificio storico considerandolo come una vetrina pubblica dell’eccellenza produttiva e artigianale di questo territorio.