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Casa Castelletti a Varese

Varese

2018

ORDINE ARCHITETTI DI VARESE – CONCORSO DI IDEE PER LA RIQUALIFICAZIONE DI CASA CASTELLETTI

PROGETTO 4° CLASSIFICATO 

 RELAZIONE TECNICO ILLUSTRATIVA DEL PROGETTO

Premessa

Casa Castelletti è una dimora storica lasciata alla Parrocchia di Varese con un vincolo testamentario preciso di essere conservata e destinata a casa-museo per i prossimi 25 anni. La struttura necessita di un indispensabile recupero funzionale interno, per poter essere adattata alle necessità funzionali dei bisogni della comunità locale a cui la parrocchia beneficiaria del lascito si rivolge, nonché di un restauro esterno dell’intero edificio e dello spazio esterno ormai in stato di abbandono da molti anni.   La villa si compone di un piano seminterrato comunicante direttamente dall’interno privo di finiture interne e un piano rialzato e primo destinati ad abitazione e un piano sottotetto parzialmente abitabile e comunicante attraverso una ripida scala interna.

DESCRIZIONE DELLA SOLUZIONE PROGETTUALE PROPOSTA

La prima operazione preliminare necessaria è la catalogazione di tutti i mobili ed oggetti esistenti con l’individuazione spaziale della loro collocazione originale al fine di poter stabilire con cura e oggettivamente quali mobili, quadri ed oggetti potranno essere esposti durante le aperture previste al pubblico, quali invece potranno essere utilizzati perché compatibili con le nuove funzioni ed attività previste e quali invece solo mantenuti in deposito per volere testamentario.  Il deposito sarà organizzato al piano interrato, opportunatamente ristrutturato nella parte a ciò dedicata con la realizzazione di un vespaio areato e dei contro muri a protezione del legno dall’umidità presente.

Il mantenimento distributivo degli spazi originali è la priorità dell’intervento di riqualificazione proposto nell’ottica di restaurare tutta la struttura secondo l’approccio del “minimo intervento”, volto alla conservazione della sua storicità senza “musealizzare” la villa, permettendo di esercitare ancora la sua funzione abitativa affidandola alle cooperative sociali o associazioni di volontariato per creare una casa-famiglia per ospitare bambini o minorenni senza genitori, mamme e donne maltrattate, adulti in difficoltà, organizzare visite e raccolte di fondi o eventi pubblici .

Al piano rialzato quindi saranno valorizzati gli spazi dedicati al vivere con gli altri (cucina, soggiorno, tinello) che potranno anche essere adibiti ad esposizioni temporanee, mentre il piano primo sarà esclusivamente dedicato all’accoglienza fissa o temporanea delle famiglie ospitate utilizzando tutti gli arredi dedicati alla zona notte esistenti con i nuovi bagni adeguati secondo normativa vigente.

Le possibilità oggettive saranno di una capienza di 6/8 persone suddivise in quattro camere con tre bagni. Per la dimensione di una tale struttura l’iter burocratico e normativo risulterebbe anche assai semplificato.

Il piano sottotetto, dove sarà recuperata anche quella parte interna di falda rimasta ancora a rustico, sarà essenzialmente dedicato alle necessità del personale addetto alla gestione della nuova struttura. Anche a questo livello sarà creato un nuovo bagno.

Per l’intero edificio storico si prevede di effettuare un dettagliato rilievo dello stato di fatto e materico per poter definire esattamente lo stato di conservazione dei materiali delle facciate e degli spazi interni prevedendo idonea metodologia di restauro di tutti gli apparati decorativi presenti.

Gli infissi originali saranno restaurati ed al loro interno saranno inseriti vetro bassi emissivi. Per il sistema di condizionamento, non potendo demolire la pregiata pavimentazione e al fine di preservare l’integrità assoluta anche visiva dei cassettonati o degli apparati decorativi a soffitto, si prevedono soluzioni studiate caso per caso. Per l’eliminazione delle barriere architettoniche sarà realizzato un nuovo ascensore oleodinamico da interni del tipo con pulsante uomo/presente assai poco impattante all’interno della struttura e posizionato in maniera da essere efficiente servendo tutti i livelli della casa e assolutamente invisibile dall’esterno non pregiudicando quindi l’estetica del  bene storico.

L’ipotesi progettuale è quindi quella di testimoniare la presenza storica di chi ha vissuto questi spazi nel mantenimento dell’intero impianto distributivo originale nonché i gran parte dell’arredo che è stato lasciato nella villa integrandolo e rendendolo compatibile con le nuove attività previste di casa-famiglia, associazioni di volontariato, cooperative sociali o esposizioni e raccolte fondi.

Una struttura di questo tipo, assolutamente senza fini di lucro, si alimenta con i contributi pubblici, erogati dagli enti preposti, come Comune e Regione. Oppure con donazioni da parte di privati cittadini. Nella gestione di una struttura del genere si potrà contare però sul valido sostegno offerto dall’ASL locale che potrà mettere a disposizione personale specifica del Servizio Affido con psicologo ed assistenti. In generale, tutte le associazioni, cooperative e società sociali, operanti nel terzo settore ed in particolare nell’assistenza, possono usufruire delle diverse forme di sostegno economico erogato dai Comuni e dalle Regioni. Gli aiuti messi a disposizione dai Comuni riguardano: Finanziamenti a tasso agevolato (1-2%).
Fornitura di prestazioni e servizi.
Concessione di locali, strumenti o attrezzature comunali, che può essere gratuito o a canoni agevolati. I contributi regionali prevedono erogazioni di denaro, a tasso agevolato o a fondo perduto, a secondo della Regione presa in esame. Questi contributi vengono erogati con l’obiettivo di andare a finanziare servizi di case famiglia per anziani e minori, oppure a sostegno dei gruppi sociali più vulnerabili.

Si allega alla presente proposta di riqualificazione un piano economico del costo degli interventi e due tavole di elaborati grafici in cui sono elencate le caratteristiche del progetto architettonico preliminare.